collegio san paolo

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Verbum Domini

mercoledì della II settimana di Pasqua

22/04/2009

Gv 3,16-21
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”.
 
Come vivere questa Parola?
L’evangelista Giovanni, riportando le parole di Gesù a Nicodemo, nel cuore di una notte di colloquio, ci trasmette, con espressioni semplici ed essenziali, quella che deve essere stata la commozione del Maestro nel proiettare davanti a sé e al suo interlocutore il film del suo destino. Egli segnala se stesso a Nicodemo e a tutti noi come colui che si offre per la nostra salvezza. Gesù crocifisso è il segno inequivocabile dell’amore di Dio per il mondo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna”. C’è in queste parole un messaggio di valore universale. Non si tratta di un amore limitato a un numero di persone scelte, ai buoni, ma al mondo. Nel donare il Figlio, Dio pensa ad ogni uomo. Il suo è un amore di Padre che vuole la salvezza di tutti. Cristo crocifisso è la rivelazione dell’amore infinito, misterioso di Dio per gli uomini. La fede che salva è fede nell’amore di Dio rivelato nella croce. Qui sta la scelta fondamentale per l’uomo; la sua sorte dipende dalla sua fede o dal suo rifiuto di fronte all’amore che si è rivelato in Gesù.
C’è qui un invito a uscire da una religiosità impersonale, superficiale, rituale e a maturare un rapporto personale con il Signore. Non siamo stati salvati in serie, ma amati uno ad uno. Così il dono della salvezza provoca una risposta personale al Signore, una risposta di fede e di amore. Nell’ultima parte del brano Gesù rivela verità importanti sul giudizio.
C’è innanzi tutto una affermazione consolante: Dio ha mandato il Figlio Gesù non per condannare il mondo ma per salvarlo. Di fronte ai pessimismi contemporanei, questa affermazione è una luce di speranza. La gloria di Dio è pur sempre l’uomo vivente.

Nei momenti di silenzio e preghiera, oggi ringrazierò Gesù per il suo amore totale e universale, che vuole tutti salvi .

La voce di un religioso
Nella nostra esistenza quotidiana, a volte grigia, a volte tragica, a volte molto complicata, nella quale dobbiamo badare a cento cose che ci urgono da ogni parte, la luce di Dio è l’amore. Verso questa luce dobbiamo orientarci se non vogliamo fallire il vero scopo della nostra esistenza. Noi vorremmo tanto poter dire: «Ecco Dio; Dio è così…». Ma non è possibile. Dio stesso esce dai quadri e dalle icone e si nasconde in chiunque ha bisogno di noi e dice: «Eccomi qui!». Si nasconde nei piccoli della terra e dice: «Cercatemi qui!». Ermes Ronchi
Monastero Sacro Cuore
 

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