collegio san paolo

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Verbum Domini

martedì della III settimana di Pasqua

28/04/2009

Gv 6,30-35
In quel tempo, la folla disse a Gesù: “Quale segno tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”.  Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”.
 
Come vivere questa Parola?
Gesù si è appena riferito al segno del pane, posto il giorno prima, sollecitando a non fermarsi alla materialità del dono ma a risalire al Donatore. La folla, tuttavia, non comprende ancora, anzi non prende neppure in considerazione ciò di cui è stata testimone e che, in fondo, l’ha mossa a mettersi sulle tracce di Gesù, e torna a chiedere un segno ricollegandosi al “pane dal cielo” dato da Dio per mezzo di Mosè. Quando gli occhi del cuore sono chiusi, anche lo sguardo esterno ne rimane offuscato, così che non ci si arrende neppure dinanzi all’evidenza. Gesù allora chiarisce: non Mosè, ma Dio vi ha nutriti nel deserto, ed è ancora Dio a offrirvi, oggi, il vero pane della vita, di cui la manna non era che un simbolo. E questo pane è la sua stessa persona. Come il pane assicura il mantenimento della vita materiale, così il “Pane disceso dal cielo”, cioè Gesù, è fonte e garanzia di una pienezza di vita così traboccante da forare il velo del tempo e riversarsi nell’eternità. Gli ebrei entrano in polemica con Gesù, non riuscendo ad accettare il mistero della sua persona.
Bisogna riconoscere che non è facile capitolare dinanzi a espressioni che chiedono di dar credito a Dio fino a compromettersi per Lui nel quotidiano. Non lo era ieri, non lo è oggi. La differenza sta nel fatto che la società attuale preferisce, in genere, non cavillare sulle questioni religiose: o le si considera irrilevanti o non ci si lascia da esse provocare. E si coniuga insieme una professione religiosa relegata in chiesa e una vita praticamente paganeggiante.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, lascerò risuonare nel mio cuore quel “Io sono”, che è il nome proprio di Dio, e ringrazierò Gesù di continuare a donarsi a noi quale Pane di vita eterna.

Troppe volte, Signore, professo con le labbra la mia fede nella tua realtà umano-divina senza trarne le dovute conseguenze. Apri tu i miei occhi, perché possa riconoscerti nel segno eucaristico e lasciarmi da esso interpellare.
 
 
 
La voce di un Santo Vescovo
Il Pane che da la Vita. Fa' sovente la Comunione, o Filotea, e credi a me: come le lepri diventano bianche d'inverno perché non mangiano altro che neve, così a forza di adorare e mangiare la bellezza, la bontà, la purezza medesima in questo divin Sacramento, diventerai tu pure tutta bella, tutta buona, tutta pura! San Francesco di Sales
Monastero Sacro Cuore
 

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