collegio san paolo

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Verbum Domini

sabato della III settimana di Pasqua

01/05/2009

Gv 6,60-69
In quel tempo, molti tra i discepoli di Gesù, dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”.
Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono”.  Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”.  Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.
 
 
Come vivere questa Parola?
Quanta tristezza trasuda da queste parole! Un’amara constatazione che segue la rivelazione abbagliante di una pienezza di amore ineguagliabile. Gesù sta parlando del dono totale che consumerà sulla croce e si prolungherà nel tempo nelle specie eucaristiche, ma gli stessi discepoli concludono: questo discorso è duro! Sono dure le parole di Gesù o è duro il nostro cuore che rimane ostinatamente ancorato alle sue pseudo-sicurezze e ha paura di lasciarsi provocare dall’amore?
Certo, accogliere il dono totale di Gesù impegna. Non si può ‘mangiare la sua carne e bere il suo sangue’ e continuare a custodire in cuore rancori, chiusure egoistiche e ‘idoletti’ vari…
L’amore chiede amore, chiede di diventare amore, di spalancarsi al dono, senza distinzione di persone. Certi irrigidimenti provocano inevitabilmente sclerotizzazioni della mente e del cuore, fino a rendere impermeabili alla Parola di Dio, così che essa non riesce più a scalfire, anzi diventa incomprensibile, dura, e l’incredulità si fa ineluttabilmente strada. La domanda di Gesù: “Volete andarvene anche voi?”, può allora risultare una provvidenziale provocazione che scuote e obbliga a prendere posizione, rimuovendo eventuali ostacoli.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, lascerò che Gesù scuota il mio torpore con la sua domanda: ‘Vuoi andartene anche tu?’. E riconfermerò la mia adesione a Lui.

Liberami, Signore, da una fede sonnolenta, che non si pone neppure più domande inquietanti. Il tuo amore continui mantener desto il mio, magari snidandomi dai comodi rifugi in cui mi sono rintanato.

La voce di un Padre della Chiesa
Anche noi dobbiamo stare attenti: anche noi spesso giacciamo vicino al pozzo di “acqua viva”, cioè vicino alle sacre Scritture e ci aggiriamo in esse. Abbiamo i Libri e li leggiamo, ma non cogliamo il senso spirituale. I nostri occhi sono aperti: il velo della lettera è stato tolto. Ma temo che noi li chiudiamo in un sonno ancora più profondo, se non teniamo vigile la spirituale intelligenza.
Origene
Monastero Sacrocuore

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