collegio san paolo

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Verbum Domini

venerdì della V settimana di Pasqua

15/05/2009

Gv 15,12-17
 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.  Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”.
 
Come vivere questa Parola?
"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi". Una scelta arbitraria che lede la nostra smania di protagonismo? Una chiamata che forse ci spaventa per le esigenze che pone? Il libro del Deuteronomio viene a illuminare questa affermazione e a rispondere alle nostre perplessità: "Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama" (7,7-8). Non meriti particolari, non un'imposizione coercitiva, ma un gesto di amore è alla radice della scelta. E proprio perché l'amore ne è il movente, la scelta è preceduta e garantita dal fatto che "il Signore si è legato a voi". È Dio, quindi, ad impegnarsi per primo e questo rende possibile la nostra risposta, pur nella consapevolezza dei propri limiti. Ci si trova così coinvolti in un dinamismo di amore che non conosce stasi: "Vi ho scelto e costituito perché andiate". In questo contesto, il verbo "andare" non è riferibile all'invio in missione che ritroviamo in altri passi evangelici: "Andate ed evangelizzate". Qui il discorso ruota tutto intorno al precetto dell'amore. È verso la pienezza dell'amore che il discepolo di Cristo è chiamato ad incamminarsi. Ed è questa stessa pienezza il frutto auspicato. Certo, una vita vissuta nell'amore non può che contagiare. Di qui quella forza testimoniante che è l'anima dell'evangelizzazione.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, prenderò in considerazione la mia chiamata cristiana. La assumo quale espressione dell'amore di Dio? Ne vivo il dinamismo di crescita verso la pienezza dell'amore?

Signore Gesù, ti sei legato a me perché in me fluisse quella pienezza di amore che è il senso e la meta del mio andare. Sostieni la mia risposta perché possa produrre quel frutto abbondante che il Padre si attende.

La voce di un parroco di frontiera
Ci impegniamo perché noi crediamo all'amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basta per impegnarci perpetuamente. Primo Mazzolari
Monastero Sacrocuore
 

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