collegio san paolo

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Verbum Domini

martedì della VI settimana di Pasqua

19/05/2009

Gv 16,5-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato”.
  
Come vivere questa Parola?
Il vangelo di Giovanni apre l’attività apostolica di Gesù con la domanda dei due primi discepoli: “Maestro, dove abiti?”. La risposta di Gesù è un invito rivolto a quanti vogliono conoscerlo più profondamente: “Venite e vedete”. Nei tre anni di convivenza con lui, i suoi intimi hanno visto, eppure quel “dove abiti?” non ha ancora trovato risposta in loro, così che all’ultima cena si trovano smarriti dinanzi alle affermazioni del Maestro, afferrati da un oscuro presentimento.
È Gesù a provocarli con la sua constatazione: “Non mi chiedete dove vado e vi abbandonate alla tristezza”. In effetti Pietro lo ha chiesto, dichiarandosi pronto a seguirlo fino alla morte.
Ecco: il ‘dove’ per gli apostoli non va oltre quel muro invalicabile che chiude definitivamente ogni relazione umana. Ma non è qui che Gesù vuole portarli. Nei tre anni in cui lo hanno seguito, Egli è andato via via mostrando il ‘dove’ da cui veniva e a cui era diretto, il ‘dove’ che era la sua dimora abituale, cioè l’intimità trinitaria. Anche nel discorso di commiato dai suoi Egli ne parla esplicitamente dicendo: “Vado al Padre”. Di più: “Vado a prepararvi un posto”. Quel ‘dove’, infatti, ci riguarda personalmente: è lì che anche noi dobbiamo prendere dimora. E ciò non in un futuro da guardare con timore, ma già ora, in quest’oggi che talvolta assume le tinte inquietanti dell’ultima cena. Sì, come gli apostoli, anche noi possiamo cadere nelle maglie della tristezza, perché i nostri occhi non riescono a spingersi in quell’oltre di luce di cui Gesù ci ha spalancato le porte, in quell’oltre che è la pienezza d’amore del Padre del Figlio e dello Spirito Santo in cui siamo immersi.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, lascerò risuonare in me quel ‘dove’ che mi apre spiragli di luce nel grigiore di certe giornate.

Grazie, Gesù, per averci rivelato il ‘dove’ in cui dimorare. Il ‘dove’ in cui il Padre ci attende e in cui possiamo e dobbiamo stabilirci fin d’ora, allontanando dal cuore ogni tristezza.

La voce di un religioso, giornalista e politico francese
Vado dove Dio mi porta, incerto di me stesso, ma sicuro di Lui. H. Lacordaire
Monastero Sacrocuore
 

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