collegio san paolo

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Verbum Domini

giovedì della VII settimana di Pasqua

28/05/2009

Gv 17,20-26
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”.
 
 Come vivere questa Parola?
Tutta la pericope del vangelo odierno ci afferra in grandissima profondità. Il soffermarci su questa espressione della preghiera di Gesù al Padre ci fa prendere consapevolezza di una realtà che spesso a noi sfugge, o che possiamo equivocare. La gloria che il Padre ha dato a Gesù è quella di cui Gesù dice che il Padre gliel'ha data perché lo "ha amato prima della creazione del mondo". E' dunque una realtà d'intensissimo amore; eppure, come già è stato sottolineato in questi giorni, è la gloria dell'incredibile abbassamento del Verbo che, come dice San Paolo, "svuotò se stesso" del potere divino, per abbracciare l'ignominia della croce. La gloria di Gesù, dunque, che pur giunge allo splendore della risurrezione anche a nostro conforto, non si allinea affatto con la gloria mondana. Per ottenere la gloria, gli uomini non si arroccano forse sul loro "ego", creando divisioni con tutti quelli che glielo impediscono? Invece la gloria di Gesù, che è tutto il suo amore di estrema donazione, è l'opposto: crea l'unione. Addirittura un'unione simile a quella della Trinità Santissima.
Oggi, più che mai invoco lo Spirito Santo, perché mi apra gli occhi del cuore sul dono della gloria che il Padre dà a Gesù e Gesù dà a me. E' la gloria che mi apre a tutti, che mi fa accogliere il ricco come il povero, che mi rende forte solo di una cosa: l'amore del Padre e del Figlio nello Spirito Santo. Trinità di amore viva e operante in me. "L'amore col quale mi hai amato sia in essi e io in loro, e loro siano uno in noi". Così capisco bene di non essere "un'isola", ma un "ponte"; un'entità di coesione, comunionale. Perché ciò che conta è l'amore.
 
Guardo la folla dei fratelli e chiedo un posto in mezzo a tutti,
dove non c'è poltrona da pagare né segno alcuno di separazione,
dove né onore c'è né disonore: un posto in mezzo a tutti.
Dove non sono maschere né veli e ognuno vede il volto del fratello
nella sua verità; non il "mio" non esiste né regna l'egoismo;
dove altissimo il dono del Signore ricolmerà ogni cuore.
Guardo la folla dei fratelli e chiedo un posto in mezzo a tutti.  
R. Tagore
 Monastero Sacrocuore
 

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