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Verbum Domini

Domenica 4.a di Pasqua - IV

Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida Liturgia: At 13,14.43-52; Sal 99; Ap 7,9.14b-17; Gv 10,27-30

16/04/2016

 

PREGHIERA DEL MATTINO
O Gesù che sei una cosa sola con il Padre, fa' che io sappia riconoscere la tua voce che mi parla attraverso gli avvenimenti quotidiani. Tu mi conosci per nome e sai che, senza di te, mi perderei. Voglio restarti vicino per farmi da te condurre nell'intimità del Padre e dello Spirito Santo.

ANTIFONA D'INGRESSO
Della bontà del Signore è piena la terra; la sua parola ha creato i cieli. Alleluia.

COLLETTA
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l'umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore. Egli è Dio, e vive e regna con te...

PRIMA LETTURA (At 13,14.43-52)
Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani.
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Paolo e Barnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra».
Nell'udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 99)
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. 
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. 
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. 
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

SECONDA LETTURA (Ap 7,9.14b-17)
L'Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l'Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (Gv 10,14)
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
Alleluia.

VANGELO (Gv 10,27-30)
Alle mie pecore io do la vita eterna.
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Parola del Signore.

OMELIA
L'immagine del pastore e delle pecore è frequente nella bibbia sin dall'antico testamento. Nei Primo libro dei re, per descrivere uno stato di desolazione e di sbandamento del popolo eletto leggiamo: «Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti come pecore senza pastore» e il profeta Zaccaria in una situazione analoga dice: «Vanno vagando come pecore, sono oppressi, perché senza pastore». Un salmista invece, volendo predire la sorte di coloro che confidano in se stessi e non nel Signore, che si affidano al proprio orgoglio, così si esprime: «Come pecore sono avviati agli inferi, sarà loro pastore la morte». Nel libro di Giuditta, nel suo primo incontro con Oloferne, leggiamo: «Tu li potrai condurre via come pecore senza pastore e nemmeno un cane abbaierà davanti a te». Gesù ricorre spesso a queste stesse immagini, molto familiari ai suoi ascoltatori. Egli si commuove dinanzi alla folla: «Perché erano come pecore senza pastore». Anche nel giudizio finale riappare la figura del pastore e delle pecore: «E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri». Gesù oggi si proclama pastore, che conosce le sue pecore. Queste a loro volta conoscono la voce del pastore buono, è per loro una voce amica, è la loro guida ai pascoli migliori, si sentono da lui protette. Si instaura una relazione di amicizia, un autentico rapporto di amore. I presupposti sono la docilità nell'ascolto della voce divina da parte delle pecore e la cura amorosa da parte del pastore; una cura che significa per Cristo il dono della vita. Siamo così nella mani di Dio e nessuno può rapirci dalle sue mani perché dice Gesù: «Io e il Padre siamo una cosa sola». Il dono finale è per noi la vita eterna, l'approdo alla mèta ultima della nostra vita. È il frutto della redenzione, è la nostra Pasqua da vivere nel tempo e attendere nell'eternità. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
O Dio, che in questi santi misteri compi l'opera della nostra redenzione, fa' che questa celebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
"Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore", dice il Signore. Alleluia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.

MEDITAZIONE
Noi non possiamo piacere a Dio che per la santissima umanità di Nostro Signore... Quella è la porta attraverso la quale dobbiamo entrare, se vogliamo che la sovrana Maestà ci sveli grandi segreti. Alcuni autori raccomandano di allontanare immediatamente da sé ogni immagine corporale e di elevarsi alla contemplazione della divinità. Poiché, dicono, le immagini di questo tipo, fosse anche quella dell'umanità di Nostro Signore, sono, per coloro che arrivano ad uno stato così elevato, un impedimento ed un ostacolo ad una più alta contemplazione... Secondo questi autori, la contemplazione è opera interamente spirituale, che ogni immagine corporale può turbare o impedire. E bisogna considerare che noi siamo completamente circondati da Dio, da ogni parte, e che siamo sprofondati in lui. Tale sarebbe, secondo loro, il fine da raggiungere... O Signore della mia anima, o mio bene! Gesù crocifisso. Non posso ricordarmi di una tale illusione senza provarne tristezza... Che noi impegniamo la nostra capacità, tutte le nostre cure e le nostre forze ad evitare d'avere sempre presente la santa umanità, mentre piacque a Dio che noi l'avessimo sempre presente! Ciò non mi sembra bene.
Non siamo angeli. È dunque una follia voler fare l'angelo quando si è sulla terra. Il nostro pensiero ha normalmente bisogno d'appoggio. A volte forse l'anima esce da se stessa; si trova così piena di Dio che non ha bisogno di nessun oggetto per raccogliersi. Ma questo stato non è abituale. Anche quando arrivano le angosce, le persecuzioni, le prove, quando non si può godere la dolcezza di una perfetta quiete interiore, quando si è nella siccità, non vi è un buon amico se non Cristo. Noi lo consideriamo uomo come noi, lo vediamo nelle umiliazioni e nella sofferenza: egli ci è di compagnia; e una volta presa l'abitudine di considerarlo così, è assai facile trovarlo presso di sé.
SANTA TERESA D'AVILA

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