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DISCORSO DI SUA SANTITA' PAOLO VI

Agli alunni di Propaganda Fide nel pomeriggio della Festa dell'Assunta 1964 per inaugurazione

11/11/2008

A Lei, Signor Cardinale, ai venerati confratelli qui convenuti, e a voi tutti, alunni di questo grande caro collegio, come a quanti  lo circondano di cure, di simpatie e di assistenza e di presenza, esprimiamo il Nostro benedicente affetto, nel nome della Madonna.
Noi ascriviamo ad un privilegio, ad una nostra fortuna l’esser potuti venire nel pomeriggio dell’Assunta all’incontro con questa bella e singolare comunità.
E perciò dispensiamo volentieri i nostri saluti:  anzitutto a Lei, Signor Cardinale. Sappiamo con tanto piacere che il suo cuore è qui, e qui è il suo interesse, la sua compiacenza, le sue speranze, le sue preghiere, la sua comunione di spirito. Nel sapere che chi, nella Chiesa presiede, a tutte le opere missionarie, a questa grande e misteriosa opera dell’Evangelizzazione del mondo, qui trova la pace, il suo rifugio familiare, le sue compiacenze, e che qui si effonde la sua saggezza nell’esempio della sua pietà e del suo ministero, Ci fa un grande piacere, ed è anche per noi di edificazione e di fiducia.
E poi salutiamo tutti  i presenti: cosa diremo del Rettore, in primo luogo, che spende tutta la sua vita per il bene di questa istituzione, e poi degli altri superiori, dei padri spirituali, dei professori? Vediamo qui anche il Preside della Facoltà. E quindi a tutti il nostro saluto, felici noi stessi di avere l’occasione di effonderlo in una maniera così familiare, così semplice, e perciò così cordiale.
Un pensiero Ci commuove: non abbiamo quest’anno con noi il compianto Mons. Sigismondi. Tutti gli anni, che venivamo qui, era lui stesso ad impartire la benedizione Eucaristica. Ma  Ci è caro pensare che la sua presenza non ci manchi dal cielo, ed egli voglia ancora di là intercedere per il bene di questa istituzione che gli fu per tanti anni così cara e per cui tanto si prodigò.
Al tempo stesso aggiungiamo un altro pensiero per il futuro: attendiamo ora colui che gli deve succedere, e non è un mistero per nessuno, l’affezione e la stima che noi nutriamo per il futuro segretario della Congregazione di Propaganda Fide: Mons. Sergio Pignedoli.  Anche lui salutiamo da lontano nel nome della Madonna, e gli spianiamo la via con tutti i nostri voti ed i migliori auguri.
Ma a voi specialmente, carissimi giovani, amiamo rivolgerCi: non è, non è conversazione convenzionale e vana questa dei saluti che vi presentiamo.
Noi vi sentiamo oggi elevati al rango di rappresentanti dei vostri paesi.
Voi siete gli esponenti delle nazioni, a cui appartenete ; e trovarvi qui riuniti dà a noi questo gratissimo spettacolo della universalità della Chiesa, della sua giovinezza diffusiva, delle sue speranze, delle sue fatiche e delle sue difficoltà. Voi riassumente nelle vostre persone, e con questa vostra presenza documentate, la ecumenicità della Chiesa e noi volentieri salutiamo e benediciamo nelle vostre persone i vostri Paesi. Questa benedizione non si ferma qui, travalica le pareti in cui siamo contenuti e vuole arrivare là dove ciascuno di voi ha la sua patria di origine, e dove avrà anche probabilmente la sua patria di ministero. Vada a tutti i vostri genitori, i vostri parenti, i vostri amici, i vostri colleghi, ai vostri connazionali il nostro saluto, reso affettuoso e speriamo efficace di bene nel nome SS.mo della Madonna. E poi, vediamo anche qualche rappresentante delle vostre famiglie, anche a loro rivolgiamo il Nostro saluto e diamo la Nostra benedizione.
E che cosa vi diremo in quest’istante molto breve, ma sempre portato alle cose essenziali, alle cose preziose?
Noi vorremmo in questa festa della Madonna confermare in voi due ordini di pensieri, non certo nuovi per voi, anzi coltivati certamente sia dal vostro studio che dalla vostra pietà.
E il primo è questo: figli carissimi, ripensate, riflettete che tutto quello che la Chiesa ci insegna in ordine alla Madre di Cristo è vero. Tutta questa dottrina è valida, come lo è tutta quest’ampiezza della meditazione ecclesiastica sopra le umili origini del Vangelo, che ha portato a vedere nella scena evangelica il mistero dell’Incarnazione, e poi quello della presenza di Cristo tra di noi nella storia e nella geografia di questo mondo, e infine nel grande e culminante mistero della sua Redenzione, nella morte e risurrezione.
Tutto questo è una grande, bella, sublime realtà che noi abbiamo la fortuna di conoscere e di accettare, quale visione tranquilla e piena e inebriante delle nostre anime.  Abbiamo, ripeto, la Chiesa maestra che distende davanti a noi questa stupenda conoscenza, questa realtà che è stata la Incarnazione, dove Maria ha una parte di protagonista, dove Ella è come un’isola su cui Dio il Signore, venendo al mondo e trovandolo tutto coperto dalla miseria del peccato, dal fango delle nostre colpe, trova invece quella zolla intatta, pura, umanissima, ma vergine ed immacolata, su cui posarsi e dare inizio e compimento al suo disegno divino della Redenzione. Questo, ripeto, è reale; e lo rileviamo perchè, perchè in ordine al grande capitolo dottrinale sulla Madonna, sentite anche voi certamente montare e smontare, crescere e decrescere le obiezioni che intorno si fanno, a proposito di quelle esagerazioni, come dicono, che  la Chiesa avrebbe fatto nel magnificare la figura di Maria accanto a quella di Cristo, facendola quasi quasi  più alta, o almeno più accessibile di quella di Cristo stesso nell’estimazione popolare.
Sentirete ancora tutte le obiezioni che vengono dalla discussione protestante, da quella profana ecc., da quella stessa che viene dopo il Concilio, che vorrebbe ridimensionare questa dottrina  e metterla quasi un po’ in disparte . Ma sappiate, figliuoli, che quello che la Chiesa ci insegna e specialmente ci ha prospettato in quella bella sintesi dottrinale sulla Madonna, che è il cap. VIII della Costituzione Dommatica Lumen Gentium, è tutto vero, è tutto reale, è tutto giusto: è così, è la nostra verità , è l’argomento oggettivo della nostra fede.
Noi sappiamo in parte per via storica, cioè per quello che i Vangeli ci narrano, ma in parte ancora per l’interpretazione che il nostro spirito ci lascia vedere in esso mediante la fede, sappiamo ripeto, che questo è veramente un quadro reale.
E se vediamo da un lato ancora persistere queste obiezioni contro il culto e la grandezza della Madonna nel Mistero della Salvezza, vediamo dall’altro canto che queste obiezioni, almeno in tante anime rette, in tanti spiriti illuminati, decrescono, diminuiscono, perché si rendono conto che bisogna ammettere, non si può fare a meno, dobbiamo anche noi restituire quel culto e quella grandezza.
Dobbiamo riconoscere che il Vangelo parla, e come parla, di Maria; e tacere questo vorrebbe dire tacere il punto di liaison, di innesto tra cielo e terra che è stata la Madonna, la janua coeli, la porta del cielo.
Ed ecco  che allora vengono belle apologie, vengono belle ammissioni, vengono anche begli atti di pietà da quella riva che ormai sembrava sfiorita e sterile per la devozione mariana.
Ricevendo qualche tempo fa, un personaggio molto rappresentativo della teologia protestante moderna e trovandolo davvero così desideroso di verità, tormentato si dai suoi criteri negativi, critici, ma spinto certamente  internamente dallo spirito buono del Signore ha cominciato a dire: “sì, bisogna, bisogna, dobbiamo, ecc”. E narrando lui stesso l’evoluzione fatta da punti estremamente negativi a quelli molto più vicini al nostro modo di pensare, alla nostra teologia, mi è venuto di dirgli: “ Caro Signore, lei ha ancora una resistenza, vero, alla devozione alla Madonna e sì, sì, io le auguro e mi pare di poter fare una certa previsione che un bel giorno, Dio voglia sia presto, mi dirà che noi abbiamo ragione, cioè la teologia della Chiesa ha ragione”.
Il secondo ordine di idee è quello che il nostro culto a Maria è estremamente benefico, è vitale per lo spirito religioso, è fecondo in se stesso e per le nostre anime. Facciamo un’ipotesi: se ci mancasse la Madonna nella nostra preghiera, nel nostro culto, nella nostra liturgia, nella nostra considerazione, nella nostra scienza che abbiamo di Dio e di Cristo e dell’Economia della Salvezza, dove ci troveremmo? Troveremmo d’essere anche noi cercatori, che vanno così a tentoni e che scambiano, come purtroppo accade nel nostro tempo, la fede per una semplice e quasi affannosa ed alcune volte disperata ricerca, mentre la fede è sicurezza, risposta, conforto, luce e fecondità interiore.
Vedete la predica  sarebbe finita, se la dovessimo svolgere punto per punto.
La devozione alla Madonna ci è di conforto innanzitutto perché si può dire che dà la chiave per entrare nella conoscenza del Vangelo. Si entra proprio per questa “ianua coeli” che è la Madonna. Il Mistero dell’Incarnazione e poi successivamente quello della Redenzione, che sono i due cardini della dottrina evangelica, hanno sopra la loro soglie Maria  SS.ma.
Vedete, si può andare a Cristo attraverso le speculazioni mistiche, attraverso le filosofie più astratte e più audaci, attraverso cioè la fatica del pensiero umano; la realtà è invece che Cristo è venuto a noi in questa maniera:la Madonna ce l’ha portato. E’ stato nostro fratello per opera sua, è diventato il nostro Maestro Redentore, perché Maria SS.ma gli ha dato la nostra carne e la nostra natura e ce lo ha reso accessibile.
Chi mai ha visto, dice il Vangelo, Dio invisibile? “Deum nemo vidit umquam: unigenitus Filius… ipse enarravit” (Io. 1,18). Lui ce lo ha reso accessibile, e ce lo ha reso accessibile per la sua umanizzazione. “Verbum caro factum est”: per questa sua entrata nell’ambito e nel cerchio della nostra parentela umana, è diventato nostro fratello, e quindi conoscibile. E badate che finché noi avremo un culto serio, solido ma fervoroso per Maria SS.ma avremo anche una grande sicurezza nella nostra fede, e dice un’antifona della Liturgia, avremo sgominato tutte le eresie, tutti gli errori perché Maria è una fonte di verità, e ci dà la realtà, il quadro autentico e genuino della nostra fede. Inoltre, anche questo è tanto comune nel nostro modo religioso di pensare, ma vederlo in se stesso è cosa estremamente bella e diremmo prodigiosa. La nostra religione si è umanizzata. Con Dio noi possiamo impiegare un linguaggio, cioè il nostro sermone umano, le nostre categorie di pensieri terreni ed umani e li possiamo travasare nel mondo religioso che è il mondo del sublime, dell’ineffabile, del trascendente.
Ma perché questo? Appunto perché c’è la Madonna che fa da soglia a questo mondo, e quello che noi possiamo pensare di Maria lo possiamo benissimo attribuire a Cristo e da Cristo riferire all’ordine divino.
Delle verità più ripetute in ordine al culto della Madonna in questo tempo è quella che ci ha insegnato S. Ambrogio: “Typus Ecclesiae”, la Madonna è il tipo ed il modello della Chiesa. E questo sotto due aspetti: il primo perché specchia in se stessa ciò che la Chiesa è, e S. Ambrogio, se ben ricordiamo, alludeva al fatto che come la Chiesa è Vergine, perché genera nella verginità, ed è madre, perché ci fa realmente suoi figli, così la Madonna  è Vergine e Madre. E come Maria, in qualità di Madre ha generato Cristo, così la Chiesa genera i Cristiani. Ma anche sotto un altro aspetto Maria è “typus”, esempio e modello, e cioè troviamo in lei le virtù, cioè i modi di vivere che sono piaciuti a Cristo, che Cristo ha scelto come per dire: “io voglio essere circondato da questo stile di vita”. La povertà, l’umiltà, soprattutto questa grande, verginale, immacolata purezza, questa umiltà così gentile, così silenziosa, ma anche nello stesso tempo coraggiosa e così vicina a Cristo e così pronta a magnificare il Signore: “Quia fecit mihi magna qui potens est”, lo troviamo tutto nell’alfabeto, nel quadro che la Madonna ci presenta. E se, come siamo certi che sia per ciascuno di voi, noi siamo abituati a familiarizzare con questo ordine di pensieri, sentiamo che dall’ordine oggettivo, dal quadro in se stesso, viene un riflesso nelle nostre anime. Questo entra nei nostri cuori e  c’è una possibilità di osmosi, di assorbimento così facile, così vero, che ci sentiamo vicini alla Madonna nel quadro del Vangelo come se fossimo a casa nostra in famiglia e non è più un quadro remoto, un quadro estraneo, perché il quadro evangelico dell’Incarnazione che ha il suo principio ed il suo epilogo nella Madonna SS.ma ci autorizza ad impiegare anche i nostri sentimenti terreni nei riguardi di Cristo stesso, del quadro evangelico stesso. L’amore che abbiamo alla nostra madre naturale, lo possiamo sublimare e rendere analogo all’amore che abbiamo a Maria.
Sentiamo che tutte le virtù, che Ella ci predica, le possiamo noi stessi riferire alla nostra anima, alla nostra storia interiore per trovare davvero come diventare buoni, come diventare fedeli, come diventare santi, come diventare cristiani.
Onoriamo così la “Mater Ecclesiae”, la mamma della santa Comunità di Cristo, del Corpo mistico che siamo noi e cerchiamo di averla vicina, di venerarla e di sentire che questa, oltre che una stupenda escursione nel cielo della domma, una magnifica passeggiata diremmo, nel giardino dell’esperienza cristiana, per ciascuno di noi è anche l’apertura di un segreto, la possibilità di un colloquio, la vicinanza di un cuore.
Noi possiamo rivolgerci a Maria, veramente come alla nostra Madre, possiamo dire le nostre cose, possiamo confidare le nostre debolezze, possiamo mettere nelle sue mani i nostri desideri, le nostre aspirazioni, le nostre speranze, possiamo parlare a Lei come si parla con la persona più amica, più comprensiva, più buona, più dolce e, siccome Madre di Cristo, anche la più potente, la più saggia e la più desiderosa del nostro bene.

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